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Cosa visitare a Otranto

Chiesa Santuario di San Francesco di Paola o Santa Maria dei Martiri e Convento in Via del Porto

Il Santuario sorge sul Colle della Minerva, un’altura collocata fuori dall’abitato di Otranto dove, secondo la tradizione, sorgeva un tempio pagano dedicato alla Dea Minerva. Il complesso fu edificato a partire dal 1614 su una preesistente struttura voluta da Alfonso d’Aragona dopo la riconquista di Otranto in memoria del massacro dei martiri. E’ opportuno arrivare al santuario a piedi, salendo la lunga scalinata presso la quale, sulla destra, è collocata una edicola dov’era conservata la pietra sulla quale furono decapitati gli ottocento martiri, prima di essere collocata nell’apposito altare della Cappella dei Martiri nella navata destra della Cattedrale. Sulla sinistra, di fronte all’edicola, una esile colonnina in pietra leccese ricorda il martirio del turco Berlabei il quale, di fronte al massacro degli inermi, ma fieri otrantini abiurò all’Islam professandosi cristiano e fu prontamente impalato. Si giunge all’ingresso del santuario. Sulla sinistra si trovano i locali conventuali dei Padri Minimi dal quale si domina la baia del porto, la città vecchia e la Torre del Serpe fino alla Baia delle Orte. La chiesa presenta un impianto semplice ed austero, nessuna concessione alla ridondanza superflua dell’architettura barocca degli inizi del Seicento in questo luogo che ha visto tanto sangue innocente versato. Un semplicissimo portale di accesso alla cui sommità vi è un’epigrafe sorretta da due angeli riporta l’anno di costruzione del complesso, il 1614 appunto, ad opera di maestranze leccesi incaricate dal pio  committente G. F. Arnesano, mercante di olio. In alto un finestrone con transenna, il tutto inquadrato da due possenti paraste e terminanti a cuspide. L’interno presenta un luminosissimo impianto ad aula con notevoli altari e tele barocche. Da segnalare la tela raffigurante la Vergine e S. Lorenzo con sullo sfondo la città di Otranto, opera degli inizi del Seicento di Antonio Donato D’Orlando. Notevole l’altare maggiore che ha alle spalle una tela raffigurante la Presa di Otranto con il martirio degli ottocento, opera databile alla fine del Cinquecento e firmata da Lavinio Zoppo. Il sofisticato altare, ricco di figure antropomorfe e fitomorfe, contiene dei reliquiari con i resti di una parte dei martiri decapitati sul colle. Lungo le pareti sono collocate delle epigrafi su lapidi di marmo sulle quali sono incisi i nomi di alcuni dei martiri e la narrazione di quei tragici avvenimenti. Sul soffitto è collocata una tela raffigurante la Presa di Otranto.